Mowgli e la giungla: capire è vivere

Ritorno, dopo un mese di assenza, da una giungla di emozioni provocazioni e occasioni che ho scelto di vivere lentamente prendendomi del tempo. La lettura del “Il libro della giungla” mi ha accompagnato nello scoprire che a volte la vita non è minimamente qualcosa di lineare, bensì mostra se stessa con le sue contraddizioni, ribalta convinzioni e non ci chiede di capire, ma esige che viviamo, attraversiamo ciò che accade.

“Il libro della giungla” è composto da due volumi scritti da R.Kipling sul finire del 1800. Narra la storia di un giovane bambino perduto nella giungla indiana e cresciuto all’interno del branco dei Lupi con l’aiuto della pantera Baghera e dell’orso Baloo. A differenza della versione disneyana, il racconto della vita di Mowgli vede costante il paragone del bambino e degli animali sottolineando la differenza della natura di entrambi. Da un lato l’istintività e l’inconscio degli animali, dall’altro la formazione della coscienza del giovane uomo all’interno della giungla.

Il giovane Mowgli è perduto in una giungla che ha un suo ordine che egli comprende e allo stesso tempo segue e sovverte mostrando una capacità di adattamento diversa da quella degli altri animali. Per Mowgli la conoscenza delle parole della giungla significa relazione e così tesse legami con ogni animale che abita la giungla.

“Ho il branco e ho te” rispondeva. “E Baloo, pur così pigro, saprebbe dare un paio di zampate per salvarmi punto perché dovrei temere?”

Don Daily

La sua natura di uomo irrompe costantemente nella lettura e lo provoca continuamente a dover cambiare lo sguardo che ha su di sé e questo bambino, che poi diventerà un giovane adulto, si ritrova sempre posto di fronte a se stesso. Se da un lato Mowgli capisce la sua diversità, dall’altro ha la necessità di viverla.

“ecco perché” disse spostando le zampe sulle foglie “neppure io posso guardarti negli occhi, e io sono nata tra gli uomini e ti voglio bene, fratellino punto gli altri ti odiano perché i loro occhi non possono incontrare i tuoi, perché sei saggio, perché hai tolto loro le spine dalle zampe… perché sei Uomo!”

Baghera dice a un certo punto:

“Una notte sentii che Bagheera, la pantera, e non un giocattolo per gli uomini, e spezzai la stupida serratura con una zampata e me ne andai.”

Suzy Zanella

Per la pantera è un istinto che improvvisamente si risveglia, per Mowgli sarà una coscienza che lentamente viene alla luce. La giungla è un altrove nel nostro mondo, un luogo in cui Mowgli è chiamato a stare, a crescere, a vivere in tutta la sua diversità, istintività e ragione di uomo, riscoprendo così ciò che si agita nel suo cuore.

Bisogna avere pazienza

verso le irresolutezze del cuore

e cercare di amare le domande stesse

come stanze chiuse a chiave e come libri

che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.

Si tratta di vivere ogni cosa.

Quando si vivono le domande,

forse, piano piano, si finisce,

senza accorgersene,

col vivere dentro alle risposte

celate in un giorno che non sappiamo.

R.M.Rilke

A Mowgli è chiesto continuamente di capire la propria diversità e il proprio destino di uomo che non appartiene alla giungla, e questo lui l’ha compreso. Eppure necessita di viverlo, brama di sentire dentro di sé che tutto di lui urli questa diversità, ovvero il suo cuore, il suo corpo, la sua mente chiede che lui accolga un destino diverso per sé, tutto di lui chiede che lui riconosca quale sia il suo vero nome.

La giungla diventa quindi altrove privilegiato per maturare e riscoprire dentro di sé il richiamo a una coscienza nuova. Pensiamo alle volte che una volta capito un vissuto, questo nuovo nome basti a riparare e a chiudere questioni e avvenimenti, ma la giungla di Kipling ci pone di fronte al fatto che capire chiede anche un vivere. Le fiabe e la letteratura sono l’occasione per vivere le domande e i desideri che abitano nel nostro cuore, offrendo una giungla in cui possono muoversi liberamente prima di poter approdare con sicurezza al villaggio degli uomini.

Perché parlarvi di questo? Perché a volte quando proponiamo ai bambini la lettura di un testo insieme abbiamo il problema che loro capiscano il contenuto della lettura o quello che noi abbiamo pensato per loro in quella lettura. Ma la fiaba ha un’altra proposta, non quella di capire, ma di vivere il capito e il non capito. Proprio così, anche il non-capito, affinché un’esperienza sia tale e fatta propria è necessario poterla vivere intimamente portando il bambino ad esserci con tutto se stesso dentro a ciò che vive, in una giungla che è dentro e fuori di sé che è necessario attraversare per poter arrivare a riconoscersi nel nome scelto da chi ci ama.