Lo schiaccianoci

storia di un giovane il cui destino cambiò per una noce

In queste ultime settimane che ci accompagnano al Natale ho scelto la Fiaba de “Lo schiaccianoci e il re dei topi” di E.T.A Hoffmann ad accompagnarci nell’attesa. La storia dentro la storia in un turbinio di mescolarsi tra realtà e fantasia sono ingredienti che rendono magica e unica questa narrazione così famosa.

Attraverso quattro appuntamenti andremo a vedere insieme alcuni significati che emergono nella storia insieme a qualche piccolo spunto di lavoro e di creazione per i bambini.

La storia dello schiaccianoci è stata scritta nel 1816 da E.T.A. Hoffmann, scrittore tedesco, destinata poi a diventare una delle favole di Natale più famose di tutti i tempi. Venne poi ripresa è tradotta da Alexandre Dumas nel 1844 rendendola in alcune parti molto meno cruenta rispetto alla versione originale e dandole un tono molto più romantico. Sicuramente questa nuova traduzione molto più elegante e romantica dobbiamo il successo di questa favola che la portò ad approdare nel mondo del balletto grazie all’intervento di Marius Petipa che ne realizzò l’introduzione nel linguaggio della musica e del teatro.

La versione che ho scelto di raccontare è quella originale di Hoffman.

La storia comincia la notte di Natale nella casa degli Stahlbaum dove i bambini aspettano di poter finalmente entrare nella stanza dell’albero di Natale riccamente vestito e ricolmo di regali. In questo clima di tradizione natalizia emerge un personaggio diverso, bislacco che è quello dello zio Drosselmeyer, un signore eccentrico, che ogni anno crea un qualche artificio nuovo allo scopo di stupire e di provocare meraviglia negli occhi di chi lo guarderà. Ma quest’anno i bambini si stancano di questo continuo ripetersi di un meccanismo che non può fare nulla di oltre, come lui stesso ammette “una volta che il meccanismo è fatto deve rimanere così” , nulla può accadere che vada a rompere l’impossibile.

Eppure lo zio Drosselmeyer sarà proprio colui che, nel corso della storia, andrà a rompere e a rendere frammentario quello che è il limite tra la realtà e la fantasia.

Il tutto nasce da uno schiaccianoci, simile a un ussaro nelle sembianze, con un vestito viola molto regale, che viene trovato sotto l’albero da Marie, la figlia di mezzo. Finalmente una fiaba dove il vero protagonista non è né il primogenito né l’ultimo della famiglia, il più piccolo bensì un mezzano!

Marie di diverso dai fratelli ha questa strana capacità di leggere le espressioni dello schiaccianoci. Lei in quegli occhi verdi che gli altri vedono immobili, riesci a vederne gli stati d’animo, la disperazione a tratti, la malinconia di chi ha una storia molto più importante da raccontare”.

“…era spuntato un pregevole omino, che se ne stava lì silenzioso e discreto come aspettando tranquillamente il proprio turno. Sulla sua corporatura ci sarebbe certamente molto da ridire, perché oltre al fatto che il tronco piuttosto allungato e robusto non si adattava bene alle piccole gambette sottili, anche la testa era decisamente troppo grossa. Compensava l’abito elegante, che faceva pensare a un uomo colto e di buon gusto. Indossava infatti una bellissima giacchetta da ussaro di un viola brillante con tanti alamari e bottoncini bianchi, dei calzoni abbinati e stivaletti così belli che non se ne vedrebbero di uguali indosso a uno studente, ma nemmeno a un ufficiale: erano così aderenti alle gambine delicate che pareva gli fossero stati dipinti addosso. In effetti era strano che con quell’abito avesse indossato un mantello misero e sciatto, che pareva proprio di legno, e un berrettino da minatore;”

Marie stessa è in un momento in cui si trova in un limitare tra l’infanzia e la crescita in quanto se da un lato cede a ciò che naturalmente scorge nelle espressioni dello schiaccianoci, a tratti si rivolge a se stessa con incredulità rispetto alla semplicità e all’ingenuità con cui ha creduto alle proprie impressioni. Vede e riconosce tutti i comportamenti e le reazioni degli adulti a ciò che lei ammette con verità, ma allo stesso tempo non riesce a interpretarle. Il narratore ci riporta tutto ciò che Marie vive, vede e sente e allo stesso tempo si rivolge a noi lettori chiamandoci quegli stessi nomi dei protagonisti come a voler facilitare un’immedesimazione nostra all’interno di questa storia.

In questa fiaba l’Altrove e il nostro mondo si mescolano soventi, in una danza tra reale e fantasia che va a caricare la realtà di una promessa diversa, di un meraviglioso che trapassa la bellezza del Natale e delle sue tradizioni e vuole dare una nuova speranza a un destino già segnato di un povero schiaccianoci.

Il protagonista è un eroe che fin dall’inizio si mostra nella sua fragilità, nel suo essere mancante. Nei primi capitoli Fritz il fratello di Marie rompe lo schiaccianoci rendendolo un eroe già difettoso fin dal suo inizio.

Lo schiaccianoci non è un grande eroe, nè un soldato di ventura avvezzo la guerra, ma un giovane ragazzo triste, malinconico, che deve affrontare un grande nemico, grande nella sua malvagità e bruttezza.

Ma il principe schiaccianoci non è solo, egli può contare sull’amore di Marie, sulla sua protezione come detto da Drosselmeyer e forse proprio in virtù dell’ingresso nella sua storia di questa fanciulla, si fa largo una speranza nuova di riuscita nell’affrontare la prova che gli si pone di fronte.

In attesa della battaglia prepariamo il nostro Schiaccianoci.

testi a riferimento:

Lo schiaccianoci un racconto di Natale, Trad. Giulia Frare Garzanti edizioni

Schiaccianoci, Illustrato da Roberto Innocenti la Margherita edizioni

Lo schiaccianoci illustrato da Lisbeth Zwerger nord sud edizioni

L schiaccianoci e il re dei topi illustrato da Jacopo Bruno edito da Rizzoli