“Da quando la bambina aveva scoperto che il suo Schiaccianoci in realtà era il giovane Drosselmeier, il nipote del Consigliere della Corte d’appello, non lo portava più in braccio, e non lo abbracciava né lo baciava più, per una sorta di pudore preferiva nemmeno toccarlo tanto; ora però lo prese con molta cautela dal ripiano e iniziò a strofinare via con il suo fazzoletto la macchia di sangue che aveva sul collo. Ma come rimase quando all’improvviso si accorse che il piccolo Schiaccianoci si scaldava nella sua mano e iniziava a muoversi! Lo rimise velocemente sul ripiano, ma la sua boccuccia traballò e il piccolo Schiaccianoci sussurrò a fatica: «Ah, carissima Mademoiselle Stahlbaum… eccellente amica, devo tutto a voi… No, non dovete sacrificare nessun libro e nessun abito di Gesù Bambino per me… Procuratemi soltanto una spada… una spada, al resto penserò io, che possa…», qui allo Schiaccianoci la voce venne meno e i suoi occhi, prima animati da un’espressione di profonda tristezza, tornarono fissi e spenti. Marie non si spaventò, anzi, fece salti di gioia perché ora conosceva il modo per salvare lo Schiaccianoci senza ulteriori dolorosi sacrifici. “
Lo Schiaccianoci deve affrontare il Re dei topi, ma è disarmato. Così, grazie alla generosità di Fritz, Marie ottiene una piccola spada che consegna allo Schiaccianoci, dandogli gli strumenti necessari per affrontare il suo nemico.
È questo, a volte, l’amore: dare all’altro ciò che gli serve per affrontare una sfida più grande di lui. È armare qualcuno della forza che non ha, è sostenerlo davanti a ciò che nella vita non si può evitare. Sembra poco, ma è il vero aiuto: quello che permette di affrontare il male senza che la fragilità diventi un ostacolo.Lo Schiaccianoci affronta il Re dei topi, lo sconfigge e corre subito a condividere la vittoria con la sua dama Marie, portandole come dono le corone del nemico. Inizia così un viaggio meraviglioso attraverso un armadio che fa da porta verso il Paese delle Meraviglie: un passaggio che ricorda quello di Narnia, un varco fra l’Altrove e la realtà.
È un mondo di gioia per gli occhi e di pienezza per lo stomaco, fatto di marmellate, caramelle e marzapane.

Il mondo dello schiaccianoci è ebbro di dolcezza esaltando tutti i sensi, raggiungendo la sensibilità Dell’infanzia. Marie assiste a tutta quella meraviglia e viene esaltata per come ha aiutato il principe Schiaccianoci
“…con le loro manine candide come la neve iniziarono a spremere con grazia i frutti, a frantumare le spezie, a grattugiare i confetti, in poche parole ad affaccendarsi in modo tale che Marie poté capire quanto bene le principesse se la cavassero in cucina e che pranzo squisito ne sarebbe risultato. Ben convinta di cavarsela molto bene anche lei in cose di quel genere, Marie desiderava intimamente di potersi cimentare insieme alle principesse in quell’attività.”
Di fronte a ciò che accade Marie desidera un “fare”, non riesce a godere della meraviglia che la circonda immobile attraverso i suoi dolci occhi, anela a farne parte, a partecipare a quella meraviglia entrandoci lei stessa, costruendola a suo modo lei stessa. E così accade. Pochi istanti dopo, in un volo onirico, ritornerà a casa, risvegliandosi.
La mattina seguente racconta l’avventura ai genitori, mostrando le corone del Re dei topi come prova. Ma loro reagiscono con diffidenza e sospetto. Così Marie conosce la solitudine di chi, per sensibilità e cuore bambino, fatica a trovare compagni con cui condividere le meraviglie che accadono.
“Adesso la povera Marie non poteva più parlare di quello che le occupava i pensieri – e potete ben capire che non si possono dimenticare cose così belle e meravigliose.”
È una solitudine buona, che invita a scegliere con cura a chi svelare i segreti del proprio cuore e a custodire le meraviglie che accadono.
“Ah, caro signor Drosselmeier, se davvero foste vivo non farei come la Principessa Pirlipat, non vi respingerei perché per colpa mia avete smesso di essere un bel giovane!”.
In quel momento il Consigliere esclamò: «He-he… stupide ciance!».
Ma nello stesso istante si udì uno schianto e un tale scossone che Marie cadde svenuta dalla sedia.
In quell’istante, nelle parole pronunciate da Marie, la promessa d’amore per lo Schiaccianoci si compie. Il destino del giovane non era solo sconfiggere il Re dei topi, ma trovare l’amore di una principessa. E Marie lo è davvero, come lui stesso ripete più volte durante il viaggio nel suo regno di zucchero.
Come un terremoto, il confine tra fantasia e realtà si ricompone: lo Schiaccianoci torna umano e la promessa d’amore eterno si realizza.

“«Oh, mia nobilissima Mademoiselle Stahlbaum, vedete qui ai vostri piedi il fortunato Drosselmeier a cui proprio in questo luogo avete salvato la vita! Con grande bontà avete detto che non mi avreste respinto come la maleducata Principessa Pirlipat se fossi diventato brutto a causa vostra: immediatamente cessai di essere un misero schiaccianoci e riacquistai le sembianze, peraltro non spiacevoli, che avevo prima. Oh, nobile Mademoiselle, fatemi l’onore della vostra preziosa mano, dividete con me regno e corona, regnate con me al Castello di Marzapane, di cui ora sono il re!». Marie fece sollevare il giovane e disse piano: «Caro signor Drosselmeier! Siete una persona buona e dolce, e dato che oltre a questo governate anche un grazioso paese con gente molto simpatica e allegra, vi prenderò come sposo!»; al che Marie diventò subito la promessa sposa di Drosselmeier.”
A questo punto la fiaba è conclusa, permane in noi un che di domanda, una pre sentimento di gioia, perché la meraviglia è entrata nella vita di Marie affinché ella potesse liberare uno schiaccianoci e sentir maturare, nel suo cuore di bambina, un amore adulto fino a portarla oltre l’infanzia.
Allora a noi cosa resta? Il senso di mistero della realtà che incontra la fantasia, ovvero il sentimento che forse, anche adesso, sta accadendo per noi la stessa Bellezza.
“…in poche parole tutto quello che c’è di più splendido e meraviglioso…
purché si abbiano occhi per vederlo.”
illustrazioni di Roberto Innocenti e Jacopo Bruno
