l’infanzia è l’età più vicina alla morte.
Si parla spesso nella letteratura per l’infanzia di come il bambino sia l’essere più vicino alla morte. Si narra di infanzia che sta a metà tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Non dobbiamo però cadere nel tranello di cedere all’idea di un bambino mistico, nell’idea dell’infanzia come età d’oro a prescindere che tenda a un’eternità fine a se stessa in quanto essa stessa diventa ideale di felicità.
Per aiutarci a capire possiamo guardare il pensiero di Cristina Campo che non parte a guardare dall’infanzia, ma dalla morte stessa. Ovvero da chi vediamo in modo immediato più vicini alla morte, gli anziani.
Nelle fiabe le figure dei nonni, dei vecchi sono forti testimoni di memoria e di tradizione, sono i legami speciali che vedono anche il bambino più nascosto e leggono negli occhi dell’infanzia quella scintilla di vita che ancora alberga dentro di loro.
Sono i vecchi che raccontano della propria infanzia e si perdono nel rievocare i ricordi di una fanciullezza romantica.
“Il vecchio più smarrito si riveste della segretezza di un augure se comincia a narrare della sua fanciullezza. La vita rallenterà il suo ritmo intorno a lui, strani silenzi lo circonderanno, nel bambino più smanioso potrà resistergli. Egli sembra dotato, in quegli attimi, di potere augurale. Infatti sta indicando al fanciullo una meta: non già il proprio passato, ma il suo futuro, il futuro della sua memoria di adulto.”
La vera memoria è della vita che si proietta al futuro, della vita piena del desiderio e della tensione alla metamorfosi, chiamata al proprio viaggio nel mondo. E i bambini si nutrono voracemente di quelle storie e fiabe che narrano della vita e della sua pienezza. Domandano con “intelligenza poetica” quando accadeva, quanti anni avevano, dov’era quel luogo così magico..
“È il suo sforzo di vincere lo spazio, lo sgomento del viaggio inimmaginabile che sta fra lui e quel bambino passato in attesa in fondo al suo futuro.”
Nelle fiabe infatti molti aiutanti che salvano all’ultimo la vita al protagonista, il nostro eroe sono proprio vecchi saggi o vecchine, che consigliano la strada o l’artificio che possa salvare il povero malcapitato la cui sorte è segnata,
Sono loro che desiderano far del bene e che si dimostrano aiutanti salvifici dell’ultimo minuto.
Come nella fiaba “Il diavolo e sua nonna” dove questa vecchina si mostra disponibile a salvare la vita di un povero soldato prossimo ad esser preso dal diavolo suo nipote. Infatti la vecchina lo aiuterà a sfuggire al suo destino di morte.

O nella fiaba di Andersen dove la nonna racconta le fiabe a Gerda e Kay, memoria di una speranza che sosterranno la bambina lungo tutto il viaggio.
O la vecchia Signora Holle che si cura della fanciulla.
O la vecchina alla fonte nella fiaba “le fate” tradotta da Collodi che regala in cambio di gentilezza doni ad ogni parola che esce dalla bocca della fanciulla buona.
Se ci fate caso, infatti, per i nonni è molto più facile raccontare della propria infanzia il cui ricordo appare sempre più vivido piuttosto che gli avvenimenti accaduti successivamente. Quasi come se l’avvicinarsi del passaggio e dello strappo della morte per una vita nuova rendesse necessario riguadagnare quell’infanzia passata. E forse proprio per questo l’infanzia è così vicina alla morte perché se “dobbiamo tornare come bambini per accedere al regno dei cieli” occorre spogliarsi di tutto il resto e mantenere solo quello sguardo che vive tutto della vita.
I bambini anche solo nel gesto di mangiare un’arancia ne percepiscono col tatto la rugosa dolcezza della buccia, la consistenza densa e morbida allo stesso tempo, l’odore forte vivo e dolciastro, gli schizzi del succo quando viene aperta e il sapore agrodolce dell’arancia ancora un po’ acerba. Con la stessa intensità il vecchio si approccia a vivere la vita. Il vecchio che è diventato saggio, che riguadagna quel modo di vivere intenso con la coscienza di un adulto che guarda con tenerezza e accoglienza quell’infanzia che, come nuda, gode del proprio esserci.
Cristina Campo, “gli imperdonabili”, Fratelli Grimm “Fiabe”, Andersen “Fiabe”.
