
La fiaba non solo accoglie la diversità, ma la integra in molteplici storie. Possiamo trovarla nella fiaba italiana di “Bellinda e il mostro”, o nella fiaba dei fratelli Grimm intitolata “L’asinello”, così come nella fiaba scandinava de “Il principe serpente”. In queste storie, il diverso occupa un ruolo distintivo nella trama.
Come ho sottolineato durante una serata formativa, la fiaba non narra mai una storia in modo “generale”, per tutti, ma preferisce raccontare in modo personale a un individuo specifico, optando per il racconto di un destino particolare, poiché solo rivolgendosi a qualcuno può comunicare con tutti. La scelta del tema della diversità è ardua, poiché ogni storia offre un percorso unico alla diversità che ha scelto di rappresentare.
Nella fiaba italiana, il mostro, per liberarsi dall’incantesimo e compiere la propria metamorfosi, richiede l’amore di Bellinda. Sorge la domanda se la vera metamorfosi avvenga nell’aspetto del mostro o negli occhi di Bellinda stessa.

Nei racconti dei fratelli Grimm, l’asinello, nato diverso, deve riscoprire la sua umanità. Il suo percorso nel mondo lo porta a un altro castello e al matrimonio, dove l’amore (come in Amore e Psiche) richiede il riconoscimento alla luce del giorno di ciò che si svela di notte.
Nella fiaba scandinava, l’uomo serpente è vittima di un “errore” materno e è imprigionato in una morte che si estende a tutto ciò che lo circonda. Una giovane donna chiederà aiuto e troverà la strada del dolore, ma che alla fine potrà liberare il suo sposo. Gli archetipi e i significati sono molteplici, ma seguendo le storie emerge un elemento comune: la metamorfosi, un cambiamento. L’incontro con la diversità richiede un cambiamento; l’orrore si trasforma in bellezza, e gli sguardi circostanti riconoscono nuove consapevolezze.
La diversità è sempre un viaggio che pone domande profonde a coloro che scelgono di affrontarlo, di accettare la sfida, e la vera ricchezza risiede nello scoprire di essere cambiati, in una bellezza più grande di quanto previsto, una bellezza che non è fine a sé stessa, ma apre la strada a un nuovo amore (e amare).
