Parliamo di uomini: l’eroe di fiaba.

Oggi vorrei parlare con voi degli eroi UOMINI presenti all’interno della fiaba. Troppo spesso infatti, diamo per scontato che in quanto uomo, l’eroe, abbia già conquistato il suo viaggio, abbia già raggiunto il suo posto.

Eppure Calvino ci parla della fiaba come colei che “racconta tutti i destini possibili di ogni uomo e di ogni donna”

quindi così come ogni donna presenta diverse fiabe che mostrano i suoi possibili destini, stessa cosa accade per l’uomo.

Si parla spesso di principesse sprovvedute, ingenue il cui unico obiettivo e traguardo sia il conquistare l’amore di quel principe. E se andassimo a guardare nelle fiabe qual è la scelta di queste principesse? Scegliamo quindi alcune fiabe in cui queste principesse scelgono come sposo il principe e vediamo di che uomo stiamo parlando.

Perché la storia ci racconta tutto e ci mostra, attraverso le azioni dei personaggi, chi sono.

Nel “Il principe che sposò la rana”[1], il principe in questione è disposto a rischiare tutto per poter essere erede del Regno di suo padre. Per lui quella discendenza e quel posto dire è la cosa più importante che ha e desidera guadagnarsela superando le prove. Così come ne “Le tre piume”[2], il fratello più piccolo, seppure sciocco, è l’unico che comprende il valore e la promessa di quell’eredità al punto da affidarsi al rospo magico che incontra e lo aiuta.

illustrazione di Enrico Benaglia

Poter godere dell’eredità del padre ed essere re del proprio Regno è una delle aspirazioni più grandi dei principi ed equivale proprio all’esperienza del crescere e del diventare uomo consapevole delle proprie responsabilità di cura. L’uomo in queste fiabe deve dimostrare di cogliere il valore della promessa del proprio destino e nel superamento di queste dimostra di esserne degno. Paradossalmente lo stesso accettare di stare di fronte alle prove, già basta a renderlo meritevole, in quanto nella maggior parte dei casi non è in grado di superare le prove da solo bensì per poterle vincere necessita di affidarsi all’aiuto di un amico.

L’eroe di fiaba non è un uomo che “vuole farsi da solo”, non appartiene alla schiera degli uomini egocentrici o presuntuosi rispetto a se stessi. Bensì è colui che umilmente sa affidarsi e nutre una sorta di speranza nell’impossibile,  in questo suo affidarsi.

Nel principe che sposò la rana, il giovane accetta di far gareggiare la rana per vincere il regno,  fidandosi del fatto che il destino che l’ha condotto proprio a cercare in un fosso la sua sposa, sia un destino buono. Ma non solo. È un principe leale, che di fronte all’aiuto della rana mantiene la sua promessa di sposarla e di accompagnarla all’altare nonostante l’aspetto della futura sposa. Questa lealtà gli verrà di poter vedere la rana trasformata in una bellissima fanciulla, a noi poi resta cogliere lo spunto che si cela dietro questa metamorfosi, ovvero la domanda del se essa avvenga nella principessa o forse negli occhi del principe.

illustrazione di Arthur Rackman

Così queste principesse sprovvedute, ingenue, finiscono per scegliere di sposare uomini che si innamorano di una donna sola, al punto da ammalarsi d’amore e da rifiutare qualunque altra per il desiderio anche solo di rivedere il volto di colei che amano. E così nella storia “Pelle d’asino”[3] o per il principe di “Grattula Beddattula”[4], che non sembrano trovar pace se non nella promessa di poter rivedere ed avere come compagna per sempre proprio la principessa che hanno scorto di nascosto quel giorno. Sta poi alla principessa decidere se rivelarsi o meno, e mostrarsi interessata a un amore così forte.

Ma soprattutto queste fiabe non ci raccontano di principesse affamate del grande amore, ma fanciulle bisognose di essere liberate da incantesimi, fanciulle che scappano da uomini crudeli o fanciulle che scoprono in esplorazione del mondo passaggi segreti, nella loro libertà sta la scelta di partecipare o meno al diventare regine di un nuovo regno.

Il finale della fiaba non indica poi l’eterna schiavitù del focolare, ma la felicità (il che apre al matrimonio non come fine o traguardo, ma un punto di felicità nella vita) perché si sa che in un rapporto d’amore felice, non si ha il desiderio di piegarsi e rinchiudersi, ma al contrario di sentirsi più certi e liberi nell’affacciarsi alla vita e al mondo, magari scoprendo altre vocazioni o strade, con la certezza che ogni cosa debba essere all’altezza della felicità e della regina che si è.

E vissero felici e contenti. Non casalinghe e prigioniere. Felici e contenti, non ha alcune senso legarsi a un amore che, come minimo, non prometta l’esperienza di una felicità condivisa. Se desiderate l’amore, desiderate amori grandi bambine, ragazze, amori che vi ubriachino di felicità e rimandino sempre a un centuplo di bellezza grande. Desiderate amori che vi facciano riscoprire voi stesse come le grandi regine che siete sotto pelli di animali nascoste o nel vostro desiderio di esplorare il mondo. Ma se proprio posso indicarvi un desiderio, desiderate la felicità, quell’essere “felici per sempre”.


[1] Il principe che sposò la rana, Italo Calvino

[2] Le tre piume, I fratelli Grimm

[3] Pelle d’asino, Charles Perrault

[4] Grattula Beddattula, Italo Calvino