Il “sessismo” di Biancaneve: scoprirsi donna nelle insidie di un’invidia materna.

Recentemente ha fatto scalpore il discorso con cui Paola Cortellesi ha inaugurato l’anno accademico dell’università Luiss Guido Carli, in cui espone il suo pensiero in merito al fatto che le fiabe siano sessiste; come esempio cita la fiaba di Biancaneve e la fiaba di Cenerentola. Il testo integrale del discorso della comica italiana non l’ho trovato, ogni testata giornalistica riporta le solite tre frasi estrapolate che ci aprono a questa polemica ideologica. Desidero quindi coglierla come una semplice opportunità, senza stare a creare divisioni. Ringraziamo questa “campagna di marketing” se ci fa riguardare in modo critico ad una delle fiabe più incomprese dei Fratelli Grimm.

Partiamo da un presupposto, il sessismo si riferisce a una situazione in cui avviene una discriminazione di trattamento della persona in base al sesso di appartenenza, la tesi di Paola Cortellesi (presumiamo sia questo che intendeva?) riguarda quindi la diversità di destino che si riferisce alla donna piuttosto che all’uomo, ma non solo, anche la diversità rispetto alla strada prevista, al viaggio previsto all’interno della fiaba per chi è donna e per chi è uomo.

Di per sé sarebbe già facile confutare questa tesi partendo dal presupposto che lo sviluppo fisico, emotivo e psicologico di una donna è fortemente diverso da quello di un uomo, sia come tempistica sia come processo a livello dell’evoluzione del corpo e cognitivo. A partire da questo potremmo già dire che le fiabe non raccontano niente di ideologico o di strano, ma assolutamente qualcosa di reale. Ovvero che lo sviluppo di una donna è fortemente diverso dallo sviluppo di un uomo, quando parlando di sviluppo mi riferisco soprattutto allo sviluppo della persona alla crescita totale della persona e quindi alla sua maturazione psichica, fisica ed emotiva. Banalmente nessun uomo ha mai vissuto il “trauma” dell’arrivo del menarca e tutta la consapevolezza che ne consegue. Semplicemente perchè l’uomo vive altro!

Ciò che espongo è comprovato da tantissimi studi inerenti la psicologia dello sviluppo dell’adolescente e anche dallo sguardo di tantissimi insegnanti, educatori che possono testimoniare come il maschio e la femmina siano diversi, in questa età in cui si vive un periodo sensibile sul piano della crescita e formazione dell’individuo.

Ma torniamo alle fiabe. Ĕ interessante che Paola Cortellesi abbia scelto proprio la fiaba di Biancaneve come esempio per sostenere questa sua tesi non tanto sul sessismo, ma per narrare l’imposizione del patriarcato sulla donna. Perché dico che è interessante? Perché all’interno della fiaba di Biancaneve sono tantissime le figure maschili spogliate della propria carica sessuale di maschio per mettere assolutamente in risalto la competizione tra queste due donne fortissime, quali Biancaneve e la sua matrigna.

Illustrazione di Michelangelo Rossato per edizioni ARKA

Biancaneve, infatti si ritrova osteggiata e combattuta da una donna più grande di lei terribilmente invidiosa (e non gelosa) del suo imminente affacciarsi all’età adolescenziale, alla fecondità della donna sul suo nascere. È importante distinguere prima di tutto l’invidia dalla gelosia (già qui avviene una educazione a livello emotivo) nel distinguere bene non solo le emozioni, ma i sentimenti che nascono dalle emozioni che la matrigna prova di fronte a Biancaneve. In questa fiaba emerge la capacità educativa delle fiabe,  espressa anche attraverso il mostrare gli elementi fondamentali per riconoscere un sentimento così forte non solo per chi lo vive ma per chi da fuori se ne trova oggetto.

Il primo uomo che incontriamo è l’uomo cacciatore che si ritrova nella difficile posizione di dover scegliere quale donna sostenere, ma egli non obbedirà né alla matrigna, lasciando libera Biancaneve, ne aiuterà Biancaneve, aveva la possibilità di proteggerla e non l’ha fatto, mandandola nel bosco. Si tratta quindi di un uomo che non prende posizione di un uomo che non mostra il suo potere di uomo, di fronte alla diatriba e alla competizione tra queste due donne.

Illustrazione di Michelangelo Rossato op. cit.

Parlo di donne, ma in realtà Biancaneve ancora non lo è, il suo viaggio comincia qui nel bosco dove incontra i 7 nani, che non sono veri uomini, in quanto l’unica loro occupazione è raccogliere tesori nella miniera ma dai quali non ricavano assolutamente nulla. Non sono uomini creatori, non sono uomini fecondi. Il legame che si instaura tra lei e i nani non è un legame “da colf”, ma è un legame affettivo, in cui lei comincia a esprimere il suo desiderio e la sua natura di prendersi cura di qualcuno e facendo questo si prende cura prima di tutto di se stessa perché in questo luogo in questa casa in mezzo al bosco Biancaneve può finalmente esprimere il suo desiderio di riscoprirsi non come bambina ma come possibile donna e quindi di affacciarsi a tutti i suoi desideri: il desiderio di cura verso gli altri, il desiderio di apparire bella e di essere riconosciuta come tale, ma prima di tutto di essere bella per se stessa in quanto non c’è nessun principe all’orizzonte.

illustrazione di Nancy Ekholm Burket per Camelozampa

La fiaba fa leva sull’immagine di una donna che pulisce, cucina per rappresentare la cura della persona, ovvero mettere ordine al proprio cuore, nutrire i propri desideri. Una simile analogia la troviamo anche nel piccolo principe di Antoine De Saint Exupery che ogni mattina si dedicava alla cura del suo pianeta, strappando le erbacce e pulendo i vulcani inattivi, come una vera e propria “disciplina”. In Biancaneve, la matrigna fa leva proprio sui primi desideri di una donna che si affaccia alla propria femminilità, perché lei come donna li conosce bene, sono gli stessi desideri che le provocano quell’invidia malefica di cui è schiava.

Le tre prove sono simbolo proprio di questi desideri. E l’ultima prova potrà essere superata solo grazie al principe. Questo non perché Biancaneve non sia in grado di farlo, ma semplicemente perché il principe è l’unico vero uomo di questa storia, ed è un vero uomo non perché la salva ma perché la guarda come una donna. Il principe di fronte al riconoscere Biancaneve come una donna feconda e fatta reagisce con un sentimento di amore nei suoi confronti, a tal punto che quando ella si sveglierà nel viaggio verso il suo castello, lui in ginocchio le chiederà il consenso di poterlo seguire.

Biancaneve nello sguardo del principe riconosce una persona che sa guardare al suo valore, che finalmente non nutre né invidia né indifferenza rispetto al fatto che lei è donna. Il matrimonio, quindi suggella questo arrivo per Biancaneve che finalmente può essere riconosciuta da tutti e la matrigna in cambio riceverà una punizione terribile, che è quella di calzare delle scarpe roventi e morire. Perché l’invidia esasperata non permette più di camminare nel cammino della vita, non permette più il movimento e conduce inevitabilmente a una morte totale della persona.

illustrazione di Nancy Ekholm Burket op cit

Questa fiaba non parla minimamente dell’imporsi dell’uomo sulla donna o di una probabile rieducazione alla donna del prendersi cura della casa, perché quella casa in mezzo al bosco potrebbe essere la stessa Biancaneve, che si prende cura di se stessa, del suo cuore, dei suoi desideri. No questa fiaba, mostra come l’assoluta incapacità dell’uomo di proteggere di sostenere e di stimare Biancaneve, (perché il cacciatore-padre se ne lava le mani) conducono la ragazza a dover trovare un’altra strada non solo per sopravvivere, ma anche per crescere. L’amicizia con chi almeno all’inizio sa guardarla per il valore che ha, diventa fondamentale, ed è un’amicizia che si fa a casa, dove poter continuare a camminare. Fondamentale l’arrivo del principe perché il suo riconoscimento conferma a Biancaneve quello che lei già sente vero per sé. Ma non per questo viene meno la sua libertà di scelta, il principe chiede a Biancaneve di seguirlo e di nuovo a lei sta la scelta, come di fronte a tutte le prove della matrigna. La storia di Biancaneve ci mostra una cosa fondamentale: che è possibile un’alleanza tra uomo e donna, che crea una reale fecondità nel momento in cui l’uno e l’altra riescono a guardarsi al punto dal riconoscere il valore reciproco della propria persona. Non c’è patriarcato in Biancaneve, piuttosto l’avvertimento e l’aiuto nel far fronte a una femminilità che non esalta la donna, ma la schiaccia, la uccide per invidia e un’educazione forte ai sentimenti, che scaturiscono e si evolvono a partire dalle emozioni che proviamo.

Avevate mai letto la versione di Biancaneve dei fratelli Grimm? Vi aspettavate una storia così fortemente densa di significato?

albi illustrati di Camelozampa ed edizioni ARKA