Una storia d’amore, L’Uomo di neve

“Il fuoco scalda la pietra

Profumo di legna bruciata:

è la tua tenerezza, Signore,

è la tua tenerezza…”

Chieffo

C’era una volta un uomo di neve che si innamorò di una stufa…

La storia narra di un uomo di neve, mi raccomando, un uomo di neve, non un pupazzo. Sembra banale, ma in realtà nella parola “uomo” si nasconde tutta la possibilità che possiamo proprio essere noi quell’uomo. Nessuno vuole essere trattato come un pupazzo, ma come uomo sì. Anche i bambini.

Perciò parliamo di un uomo di neve, che, appena nato, scopre tutta la vita e la bellezza che lo circonda e subito cerca un rapporto con chi di grande lo guarda. Il sole e la luna, con i quali intrattiene un rapporto giocoso.

Finché nel suo dialogo con il sole interviene un cane alla catena. Filippetti[1] ci racconta bene di come questo personaggio sia l’esempio del vivere trascinato, cinico dell’uomo, di chi già sa ed è stanco di fronte alla vita. Una così detta vita da cani. Quando l’uomo di neve s’innamora della stufa ecco subito che il cane, con sarcasmo, lo riprende. Lo schernisce, un uomo di neve che gioca col sole e che s’innamora della stufa. Che paradosso!

Ma il cuore dell’uomo di neve resta semplice e guarda la realtà. Bellissima la domanda dell’uomo di neve riguardo ai due innamorati che irrompono nella scena di dialogo tra i due:

«E due come loro sono importanti quanto me e te?»

C’è già un giudizio di valore verso di sè, “importanti quanto me e te”. Vedere quei due ragazzi, il loro sguardo così simile al suo, riconoscere quel rapporto così simile all’uomo di neve, lo spingono ad interrogarsi sul valore.

Ma ciò che maggiormente colpisce l’uomo di neve è la stufa. Egli scopre l’esistenza della stufa, la vede e ne rimane folgorato. Leggiamo come l’uomo di neve ci descrive la stufa.

«..la stufa spandeva un bagliore così dolce, come non è dolce quello della luna e neppure quello del sole, dolce come può essere soltanto il bagliore di una stufa, quando c’è qualcosa dentro. Se qualcuno apriva la porticina, lei tirava fuori una fiammata, era un’abitudine che aveva; quella fiamma illuminò proprio a fuoco la figura bianca dell’uomo di neve, l’illuminò fino al petto.»

É quel fuoco che arde, quel qualcosa dentro che cattura tutto lo sguardo e tutta l’attenzione dell’uomo di neve. E questo fuoco lo illumina fino al petto. Illumina l’uomo fin dentro al suo petto, fino al suo cuore. Lo illumina a fuoco, lo accende, sembra quasi gli dia vita.

E tra la nostalgia e il crescere di questo desiderio, il sole continua coi suoi raggi a illuminare l’uomo di neve. Lo illumina, lo scalda, lo scioglie.

Ed ecco che viene svelato il motivo di un tale rapporto paradossale: dentro l’uomo di neve era celato un raschiatoio da stufa.

L’amore dell’uomo di neve, così struggente e nostalgico da scricchiolare nell’intimo è causato dall’appartenenza originaria del raschiatoio alla stufa. Il raschiatoio è parte della stufa e come tale, tende a ricongiungersi ad essa. A questa sorpresa persino il cane si stupisce, per poi però, riprendere la sua posizione «…ma adesso tutto è finito: vai vai!».

E noi restiamo qui a chiederci, se un giorno, qualcuno trovando quel raschiatoio nella neve non decida di prenderlo e porlo vicino alla stufa. Chissà.


testo tratto dal libro “Il segreto della Sirenetta, Gloria e destino nella fiaba di Andersen” di Emma Bacca, Bonomo editore.

[1]  Roberto Filippetti, Educare con le fiabe , Itacalibri, Castel Bolognese 2008.