Sfortuna, tra accettazione e dialogo con la sorte.

Oggi desidero narrarvi di una fiaba italiana poco conosciuta intitolata “Sfortuna”. Essa racconta la storia di una famiglia reale che cade in disgrazia a seguito della partenza del re per la guerra. La regina rimane sola con le sette figlie e precipita nella povertà, trovandosi costretta a vivere in una modesta dimora. Incontrando una anziana donna, la regina confida il suo dolore, attribuendolo a una sfortuna ingiusta.

L’anziana donna rivela che la mala sorte capitata alla regina deriva da una delle sue figlie, chiamata Sfortuna. Sfortuna nello scoprire di essere lei la causa delle loro disgrazie, accetta di allontanarsi, di partire per il suo viaggio di modo che la sua famiglia possa salvarsi e riscattarsi. La mala sorte però non l’abbandona e nonostante i suoi tentativi di ricostruirsi un’altra vita, finisce sempre per essere cacciata per via dell’intervento distruttivo della sua sorte. Ciò accade finché non incontra la signora Francesca, una lavandaia, che le offre un lavoro e si occupa di lei. In seguito alla aver ricevuto il pagamento, la signora Francesca prepara una ciambella e chiede alla piccola Sfortuna di portarla alla propria sorte. Non solo, da alla ragazza l’indicazione di chiedere alla sorte della signora dove stia la propria sorte. Così accade e Sfortuna incontrerà per la prima volta la persona della propria mala sorte.

La sorte di Sfortuna, grazie alle cure della ragazza, inizia a riguadagnare bellezza e alla fine le regala una scatolina destinata ai suoi “bisogni essenziali”, non ai desideri. Questa scatolina diventa la chiave per creare una nuova sorte e una felicità diversa per Sfortuna. Il reuzzo di quel regno intanto, attratto dalla situazione peculiare della ragzza, la invita a palazzo.

Nel tentativo di riparare ai danni causati dalla mala sorte, il re non solo compie atti di redenzione, ma fa anche riflettere gli altri sulla mancanza di attenzione verso Sfortuna, invitandoli a considerare la promessa di regalità che è stata assegnata alla ragazza fin dalla sua nascita.

Di nuovo l’amore riporta l’attenzione sul valore della persona ma la cosa più interessante di questa fiaba è l’aspetto di dialogo che si crea tra la protagonista e la sua sorte.

Troppo spesso siamo portati a pensare di dover accettare in modo remissivo un destino che non possiamo controllare oppure ci sentiamo in diritto di farci padroni di questo destino poterlo in qualche modo comandare a nostra volontà. Questa fiaba invece ci porta la necessità di un dialogo, non c’è niente di precostituito o già deciso, ma c’è una promessa che possiamo accettare oppure no. 

Sfortuna accetta la mala sorte non abbandonandosi al subire in modo statico ciò che gli accade, ma cerca sempre di mantenere una modalità di azione e questo lo vediamo proprio perché lavora, accetta degli incarichi si impegna a svolgere un lavoro dove tutto di lei in moto. In questa accettazione riconosce nella modalità della signora Francesca la possibilità di redimersi e si affida. Il prendersi cura del suo destino e prendersi cura di se stessa si intrecciano e vanno a dialogare tra di loro creando un nuovo destino riparatorio, ma non da soli, sfortuna non è mai sola, con lei ci sono la signora Francesca e reuzzo. L’amore torna ad occupare un posto centrale, evidenziando il valore intrinseco della persona. Ciò che rende affascinante questa fiaba è il dialogo instaurato tra la protagonista e la sua sorte. Spesso siamo inclini a rassegnarci passivamente al destino o a credere di poterlo comandare. Tuttavia, la fiaba suggerisce la necessità di un dialogo attivo, in cui la promessa di un nuovo destino può essere accettata o respinta.