I silenzi nelle fiabe sono veri e propri momenti di attesa. Negli istanti in cui nessuno sembra rispondere all’appello di chi è chiamato all’avventura ecco che la fiaba ci ricorda che proprio quello è il momento in cui è importante aprire gli occhi. Il silenzio della voce aiuta lo sguardo a diventare osservazione, ovvero a guardare al significato di ciò che sta accadendo intorno a noi. Guardare ed osservare infatti non sono del tutto sinonimi, in ambito educativo osservare riguarda proprio un atteggiamento di stasi in cui lo sguardo registra tutto ciò che accade nella sequenza in cui accade limitando il momento di giudizio alla fine. Perché solo così, osservando pienamente ogni cosa che ci circonda che possiamo infine coglierne il significato. Ma cos’è questo significato? A cosa mi riferisco quando parlo di significato?
Il significato è il mettere in relazione ciò che accade con me, tenendo conto dei miei bisogni, della mia storia virgola e dei miei desideri. L’eroe chiamato a guardare la realtà che lo circonda come fosse “parlante” ed occorre uno sguardo vigile per poterne cogliere i messaggi nascosti. Perfino quando la principessa dorme il mondo attorno a lei va avanti ma non solo, prepara per la sua eroina l’amante più vero, colui che voglia affrontare i rovi che circondano il suo cuore e risvegliare un amore ormai sopito.

A differenza di quello che si può pensare non c’è niente di eroi con questo, ma c’è la serietà di un principe che non perde tempo a stabilire motivazioni e ad analizzare pro e contro della situazione, ma affronta con calma e risolutezza ciò che ha davanti.
Ma il silenzio può anche essere il silenzio della morte, che in mezzo alla desolazione e ha una ricchezza abbandonata diventa segno di una condanna per chi infrange quel divieto. Così il suono di una campana che squarcia questo silenzio può non essere un segno di benedizione questo perché ogni cosa va osservata nella sua interezza, mostrando fiducia nel proprio istinto senta però tirarsi indietro quando l’avventura chiama.

per “il nipote del mago” di C.S.Lewis
Solo il grazie al silenzio poi si possono sentire quelle cantilene compianto di un animale fatato abbandonato al proprio destino, che solo un servo può udire, colui che infatti invisibile vede tutto. E come servo umilmente votato al proprio padrone informa il re di uno strano lamento di uno strano pennuto, strano perché è ricco di un significato che percepisce di non riuscire a cogliere. Ma il re, cui quel lamento è indirizzato, subito comprende e porta giustizia.
Il silenzio può quindi essere profondamente educativo se stimola e guida un guardare in modo più approfondito la realtà nella certezza che quest’ultima chiama un’avventura grande l’ascoltatore i cui occhi e orecchie sono collegati al cuore.
Le fiabe citate in questa storia sono
“La bella addormentata nel bosco” di Collodi,
“Il nipote del mago” di C.S.Lewis e
“La sposa bianca e la sposa nera” dei fratelli Grimm.
